Vendi Napoli e poi muori

In uscita a luglio 2018

 

Vendi Napoli e poi muori

Gennaro Ascione

 

La napoletanità era scomparsa. E la morte era sulle tracce di chi ci aveva speculato su. La cosa destò clamore quando fu chiaro che gli omicidi erano tutti collegati tra loro. La terza vittima, Claude Cannavale, fu ri- trovata in un appartamento di Via dell’Anticaglia, soffocata con un cuscino intriso della sua bava. 8:23 del mattino. Sabato 19 ottobre, anno XXV della Rivoluzione.
Seguitissima fashion blogger, Claude era in città per un reportage sugli hipster napoletani: barba amish, vistosi tatuaggi, immanca- bili baffi arricciati, orologio dorato al polso, un bulldog francese al guinzaglio… come nel resto del mondo. Eccezion fatta per il tratto saliente di questa particolare declinazione della subcultura hipster: la predilezione per la musica neomelodica, sia classica sia d’avanguardia, unita a una vita passata in scooter, con tutte e due le gambe sullo stesso lato della sella invece che su una bicicletta sgangherata e senza rapporti. Il che li rendeva degni di stima. Giunti alla ribalta delle cronache planetarie quando la faida tra clan aveva coinvolto i Barbudos di Ponticelli, gli hip- ster napoletani erano stati erroneamente associati dalla ridicola stampa nazionale a dei nuclei estremisti di combattenti islamici, per via della folta livrea ispida che ne confondeva i tratti soma- tici. Di fronte a tanta superficialità, però, Claude non si era fatta saltare la mosca al naso. Lei sapeva benissimo che gli hipster napoletani non avevano nulla a che fare con il jihad. Tant’è che 5 tra i possibili titoli per il suo articolo aveva prefigurato qualcosa che suonasse come The Camorrhipsters: enjoy a lethal outfit. O forse il meno aggressivo Zipster: dress as you drive. Idee che non fecero in tempo a trovare nessuna forma di espressione, tut- tavia. Non un appunto né una nota vocale, un rigo inviato in una chat. Niente di niente. Qualcuno glielo aveva impedito.

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